La natura attraverso gli occhi di una poetessa
Intervento di Tiziana Curti poetessa e pittrice
Ho iniziato a scrivere molto presto; essendo cresciuta in città in un quartiere periferico, non ho avuto molte opportunità di potermi immergere nella natura, però nei ricordi c’era e c’è sempre, un luogo del cuore dove alberi grandi mi proteggono da un mondo spesso ostile.
Comunque in gran parte delle mie poesie c’è sempre stato fin dalle prime liriche almeno un riferimento, una metafora, un’allusione alla natura nelle sue varie e multiformi espressioni, così nascono le descrizioni di luoghi ideali dove mi piacerebbe vivere.
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Colgo il gioco ondulato
colgo il gioco ondulato
delle colline ammantate di vigne
e argentate d’olivi,
che salgono a formare le chiazzate
dell’erbe foraggere,
onde argillose, aride, onde fossili
che sinuose s’incurvano,
tra calanchi e biancane,
tra le bionde distese delle spighe,
tra i cartocci di mais e i girasoli.
Guardo stordito il volo alto del falco
tra millenari venti,
nascondo gli echi lunghi del mio cuore
e m’abbandono stanco,
felice, come nuvola dorata.
Spesso questi luoghi sono riconoscibili : in questa poesia e nella prossima, per esempio, ho tratto ispirazione dai paesaggi delle crete senesi.
Con il passare del tempo ho imparato a vedere e a riconoscere i segnali così la mia poetica ha sentito la necessità di fare continui riferimenti al mondo naturale dal quale proveniamo e nel quale ritorneremo alla fine del nostro tempo vitale…
Vorrei tornare
Vorrei tornare qui, tra questi colli
che s’inseguono tra calanchi ed orti,
com’onde d’un immenso mare d’erba,
quando sarò soltanto
un alito di vento,
o un irrequieto sciame di pensieri.
Tornare tra gli accesi girasoli,
vibrante,come calamo sottile,
quando s’apre il vulcano dell’estate,
ed intonare un canto
tra foglie di quercioli,
per aspettarti ,se sarò la prima .
Vorrei tornare qui , tra queste vigne,
tra i cartocci di mais ed i papaveri,
tra le chiazzate d’erbe foraggere,
tra il verde di sementi
spruzzate dalla luce
e la pace di pievi pellegrine.
Tornare tra l’argento degli olivi
distesa sopra l’onde millenarie,
provando a modulare quel richiamo,
inventato per gioco
quand’era acerbo il tempo,
per ritrovarsi nell’eternità .
Negli ultimi anni i versi sono costellati di fiori, ai quali mi sento di aderire in modo particolare: compaiono edere, robinie, rose e perfino erbe rampicanti, anche in questi casi sono riconoscibili i luoghi che mi hanno ispirato sopratutto le colline a ridosso di Firenze che in primavera si riempiono di colori.
Tra i tanti fiori citati nelle poesie, quello con con cui mi immedesimo in modo particolare è la ginestra, pianta modesta ma capace di sopravvivere anche in terreni scarsamente accoglienti, dal profumo prorompente e dal colore tanto intenso da riempire tutta una stanza di sole quando la si mette nei vasi.
Generalmente scrivo molto di più in primavera e in estate, forse per i colori o perché nelle sere d’estate in città dai giardini si alza il profumo dei gelsomini e questa onda di profumo mi ha tanto colpita che mi ha portato a scrivere con più intensità.
Profumi d’estate
E’ profumo di fragola,
di tiglio e gelsomino appena nati,
questo che in rarefatte notti estive
come un onda di lago
piano accarezza gli animi svagati.
Alle ceneri antiche il cuore vive
tra luoghi d’occasione,
l’approdo a fresche rive,
in stagioni di nuove
Dal 2009 sono tornata anche a sperimentare la forma pittorica. Nella pittura, al contrario delle ambientazioni delle liriche, sono prevalentemente paesaggi desolati come un immaginario post nucleare, dove la forma umana è scomparsa ma di cui si avverte la presenza da piccoli segni.
La natura è scabra, ridotta al minimo: è scomparsa o quasi quella vegetazione tanto cercata invece nelle liriche, disegno strappi nei cieli dai colori impossibili ed irreali, dove si intravede un “al di là” di serena tranquillità, una sorta di passaggio da una dimensione all’altra.
Il mio messaggio vuole infatti essere positivo , come a sottolineare che, nonostante il presente sia esasperante e desolato, c’è comunque una via di fuga in alto tra i cieli: da lì si può fuggire altrove oppure si può scorgere l’entrata dell’acqua, elemento importantissimo e prezioso, e di conseguenza la vita, una sorta d’intrusione che contamina positivamente il mondo distrutto e che ha la potenza di farne rinascere uno diverso, più consapevole dell’importanza e del rispetto per la madre terra.
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