Essere uomini e donne radice
Intervento di Tiziano Fratus
{hsjp image|formazione/2013/130518-Querciadipinocchio.jpg|Legenda} Tutti abbiamo bisogno di radici: c’è chi le fortifica vivendo tutta la vita nello stesso posto, nella stessa valle, nella stessa città, abituandosi a vedere le persone crescere e i luoghi cambiare, ma avvitati sempre nel medesimo punto geografico ed emotivo; c’è chi le alleva al soffio dei venti, viaggiando, spostandosi, migrando, per lavoro o per affetto o semplicemente per irrequietezza, come direbbe Bruce Chatwin; c’è chi sbatte il muso contro tante porte e ha perso il contatto con la famiglia di origine, come chi scrive, e quindi ad un certo punto deve trovare una qualche declinazione di radicalità, simbolica o materica che sia. In questa prospettiva nasce il concetto di Homo Radix, a cui ho dato parole trovandomi a Big Sur, California, un posto che per uno scrittore ricopre un valore particolare, avendovi vissuto e scritto due mostri sacri della letteratura contemporanea, Jack “On The Road” Kerouac, e Henry “Ping Pong” Miller. La natura a Big Sur gioca scherzi particolari, le balene vengono a riprodursi nelle acque dell’oceano, i falchi testa rossa svolazzano a pochi metri sulla terra, gli hotel e la cartellonistica che impera i ogni angolo del pianeta qui non è mai arrivata per una vecchia legge locale, ci sono le prime sequoie di grande dimensione e di età millenaria e alcuni spettacolari cipressi di Monterey lungo la strada di costa. Durante il mio primo viaggio ero un fresco lettore di un libro che casualmente ha curato una partecipante a questo stesso convegno, Americana Verde di Anna Re (Edizioni Ambiente). Le parole che poi mi sono fiorite fra le mani probabilmente devono qualcosa a questo libro e alle teorie di tanti scrittori che nella natura hanno trovato e ritrovato se stessi, come ho fatto io. Un Uomo Radice è una persona che si trova in unione spirituale con i Grandi Alberi disseminati nel paesaggio. E in questo modo è radicato nei luoghi dove vive ma si trova un po’ a casa propria ovunque vada. Ed è proprio così che succede. A questa mia nuova identità si è associato il lavoro, il mestiere mi verrebbe da scrivere, di “cercatore di alberi”, ovvero di individuo che setaccia i paesaggi a caccia di grandi alberi, siano essi monumentali riconosciuti, alberi secolari o alberi in cerca di monumentalità. Spesso questi ultimi si trovano in parchi e giardini privati e non sono mai stati documentati. Attorno a questa identità e a questo mestiere curioso e avventuroso sto costruendo molte iniziative, molti progetti, che hanno portato alla pubblicazione di una quindicina di volumi per varie case editrici, dal gruppo Feltrinelli a Ediciclo a piccoli editori come Fusta, Edizioni della Meridiana e Araba Fenice, e a curare una rubrica sul quotidiano La Stampa che è sempre più seguita e i dà davvero molte soddisfazioni. E tutto è avvenuto in epoca di crisi. Le radici possono davvero salvarci la vita.