Alcuni partecipanti a precedenti seminari sul tema delle “scritture di lavoro” hanno pensato di approfondire un aspetto che risulta di particolare sensibilità nelle autobiografie lavorative:
IL LAVORO PERDUTO
L’iniziativa è nata ad opera di Rossana Di Renzo, Giuliana Pitacco, Liviana Tavanti, Isabella Venturi, Mario Vio, con il coordinamento di Dante Bellamio. Il gruppo è aperto a chi, avendo seguito i programmi formativi della LUA, desideri impegnarsi a lavorare, ricercare, studiare l’argomento.
LAVORO PERDUTO è un’espressione che comprende diversi significati, o eventi, o vissuti, che caratterizzano la componente esistenziale “lavoro” ad esempio come:
- “il lavoro che ho perso,o a cui ho rinunciato, o da cui sono stato espulso”
- “il lavoro che non può essere dimenticato”
- “il lavoro che vorrei/avrei voluto fare”
- “il lavoro che non ho potuto fare”
- “il lavoro perduto nella e dalla società”
- ecc.
Il Gruppo intende ricercare e acquisire scritture, anche eterogenee, nell’ottica di produrre, in ipotesi, una raccolta documentaria e ragionata di “storie autobiografiche” maturate in questi ambiti. In prospettiva potrebbe derivarne una “Pedagogia di scritture del lavoro”, utilizzabile, per esempio, in ambito formativo e nel lavoro sociale.
Il Piano di lavoro sin qui definito prevede una serie di incontri: il primo è fissato, come da sezione “Appuntamenti” del programma LUA 2009, il 27/28 marzo 2009 ad Anghiari.
Sono invitati a partecipare quanti possono produrre materiali di scrittura riconducibile a questo “filone” di ricerca, nelle varie accezioni di “lavoro perduto” sopra accennate.
Questa documentazione, insieme a una breve nota esplicativa, (e al proprio indirizzo e-mail)dovrà essere spedita via mail alla Segreteria LUA entro il 20 marzo 2009 con oggetto “Gruppo LAVORO PERDUTO”
Informazioni sull’incontro di fine marzo, aperto sino a una massimo di 20 partecipanti, saranno fornite in tempo utile a tutti coloro che ne faranno richiesta.
L’immagine è di Raphael Soyer – Commesse (1936)