Il mio augurio di Natale, sincero e riconoscente è per tutti gli amici che hanno avuto la pazienza di leggere il diario che ho tenuto per i mesi che ho trascorso in casa di riposo: sono tornata a casa perché per mio marito il ricovero non è opportuno; l’ambiente lo deprimerebbe ancora di più!
Non voglio rattristarvi e mi piace condividere con voi una storia vera, molto commovente che renderà bello il Natale ad un giovane che non ha mai conosciuto la sua mamma…
Mio marito in questi giorni è in ospedale per controlli e io posso permettermi di eliminare vecchi documenti per i quali non ho bisogno del suo permesso e tentare di mettere un po’ di ordine.
Insperatamente trovo un plico di lettere che risalgono al 1955 che avevo scritto a mio marito, mentre eravamo fidanzati e il mio compito era soprattutto quello di spronarlo a dare esami per terminare l’università. Forse non proprio perché potessimo sposarci, quanto per imparare a distinguere tra volontariato e dovere, perché pensavo e continuo ad essere convinta che il secondo molto spesso deve prevalere sul primo, anche a costo di sentisi meno buoni o gratificati!

Ecco un brano di una lettera nel quale non faccio la parte della "maestrina" per un adulto, ma parlo del mio ruolo come insegnante già nel mondo del lavoro presso il Collegio dove avevo studiato ed ero stata assunta quasi subito perdendo così purtroppo l’opportunità di partecipare a concorsi, ma potendo però essere subito d’aiuto alla mia famiglia che ne aveva bisogno.

"Le mia scolarine sono andate a confessarsi. C’è qui in classe con me solo quella che io chiamo ‘Il mio agnellino’ tanto è dolce e cara. Poverina è la maggiore di 4 e la mamma giovanissima ha dovuto riprendere gli studi per poter rilevare la farmacia del marito.
A volte in classe preghiamo per i suoi esami e pare merito nostro se ci comunica che ha preso 24.
Sabato pomeriggio ero vicina a questa mia piccola al cinema, era commovente il suo modo di godere della pellicola e per il piacere di avermi vicina.
Ti allego il temino che M. Grazia ha scritto ieri, ma il testo esprime veramente la sua sensibilità.

La vita è bella se fossero tutti vivi, se ci volessimo bene, se fossero tutti felici, se nessuno fosse cattivo; se nessuno fosse povero, se nessuno soffrisse il freddo, se tutti mangiassero il pane caldo e fresco; se i bambini fossero obbedienti; se nessuno fosse orfanello se tutti avessero una mamma vicina che sorride; se a scuola fossero tutti gentili.

Ho seguito M.Grazia fino a quando si è sposata e partecipato alla gioia e all’attesa del suo bimbo.
Purtroppo è morta di parto.
Forse qualche mese dopo, mi capitò di incontrare per strada Silvana una giovane donna che ha sposato il vedovo di M.Grazia e si è presa cura del piccolo.
Guido, il bambino ebbe una mamma che lo crebbe in modo meraviglioso amato e riamata, non solo ma si prese cura della mamma di M. Grazia e le fu accanto fino alla morte.
Suo figlio, ad un certo punto decise di andare a vivere da solo. Era diventato un ottimo infermiere professionale e lavora in un grande ospedale.
La sua mamma un po’ soffre per questa scelta, ma le basta sentirlo al telefono e averlo talvolta a cena. In questi casi però fa in modo che padre e figlio si parlino e lei ascolta.
L’ho chiamata qualche giorno fa per dirle che cosa avevo trovato e lei immediatamente ha detto: "Che gioia !Non potrei avere un dono più bello per il mio Guido!"
Questa è la Maternità. Il giorno di Natale guardando, magari solo alla televisione la S. Messa, osservando il presepe vedrò tre volti di Donna: Maria, M.Grazia -sicuramente in cielo- e Silvana col sorriso di una mamma che senza avere partorito è ricca di amore materno! Buon Natale a tutte.

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