Sil è tornata a scriverci ed a raccontarci quella che lei definisce Licenza premio, dopo tre mesi dal ritorno a casa. Chi volesse leggerlo più comodamente lo può scaricare in formato pdf

Licenza premio
2 – 10 febbraio 2014

2 febbraio – Domenica
Aspettavo da un po’ questo giorno! Ormai da circa tre mesi sono uscita dalla casa di riposo, ho stentato un po’ sia a lasciare quella casa che a rientrare nella mia.
Della Casa di riposo rimpiangevo le cure e l’affetto che avevo conquistato, ricambiato, con quasi con tutto il personale; portavo con me la sofferenza delle vecchie più sfortunate perché già perse in una specie di limbo con tanti rimpianti e una prospettiva di pochi anni sfilacciati come ragnatele appiccicose o nuvole che precedono un inverno vissuto come cattiva, fredda e soprattutto ultima stagione.
Rientravo nella mia dimora convinta che durante la mia assenza fossero stati effettuati almeno in parte una serie di cambiamenti necessari per renderla più sobria ed essenziale, per facilitare e alleggerire le necessarie attività domestiche per due coniugi anziani, sperando che chi non si era sentito di condividere quel che resta del giorno in una struttura estranea, ma comunque attrezzata e dotata di cure tempestive per le diverse patologie che inevitabilmente ci affliggono, si fosse reso conto che era uno dei desideri che avrei voluto trasformato in realtà.
A onor del vero: i figli si sono premurati di predisporre due camere da letto adiacenti ma che permettessero a noi genitori di avere uno spazio personale rispettoso del reciproco bisogno di silenzio, di tempi da utilizzare secondo le diverse inclinazioni e le diverse concezioni di come poter avere a portata di mano ciò che riteniamo necessario in modo diverso, ma rispettabilissimo, per guardare e vivere il presente come una grazia non concessa a tutti pur senza dimenticare il passato e conservando però il piacere di realizzare anche micro progetti fino a quando ci sarà dato di trattenere scampoli di vita vivibili e possibili!
Possono bastare, secondo me, poche cose: qualche libro da rileggere con una diversa maturità, altri da chiedere in prestito alla biblioteca per non perdere i contatti con il presente, qualche quadro o qualche foto, una scatola con facili idee per lavori manuali, una radio e talvolta la televisione.
In casa di riposo avevo un vantaggio che a casa mi manca molto, potevo partecipare ogni giorno alla Messa e specialmente nutrirmi del Signore, mangiandolo, comunicandomi.
Esco poco, solo per le spese o per le mansioni che ancora mi competono, uso il deambulatore ma se piove o fa troppo freddo devo stare in casa; gli orari delle messe difficilmente coincidono con le mie possibilità di prolungare il tempo per raggiungere la chiesa. Due piacevoli sorprese però si sono rilevate provvidenziali!
Due amici di vecchia data animano da tanto tempo la messa festiva: alle 15.30 della domenica al ”Focris” ed è bastato richiedere la loro disponibilità che subito si sono offerti di accompagnarci in macchina.
La persona che da anni mi aiuta in casa nel poco tempo che le resta, perché lavora presso una struttura sanitaria, decide di lasciare tale impegno e di accettare la nostra proposta per circa una trentina di ore settimanali, potendo usufruire anche dei versamenti che siamo ben contenti di effettuare per la sua pensione.
Oggi mi ha portato qui mio figlio, in convento (licenza Premio!) e neanche ho visto la strada: perché avevamo tanto da dirci: lui è un ascoltatore attento: interessato: conciliante.
Ho gioito all’arrivo. che lui fosse presente e vedesse l’accoglienza da parte delle suore e del personale dell’infermeria dove passerò tanto tempo in una cameretta sobria: ma preparata con cura; Paolo era commosso e felice con me e per me!
È ripartito quasi subito: anche perché la domenica è la giornata dedicata alla sua famiglia e non volevo sottrarlo a loro: c’è stato anche un raggio di sole e si dispiaceva di non avere portato anche sua moglie, ma poi ha ripreso subito a piovere.
Per me, intanto, era ora di pranzo in comunità: col piatto doppio e tutte le posate necessarie da “Primo giorno”.
Il pranzo è stato sobrio e sereno: anche se proprio l’altro ieri è mancata un’anziana suora. L’ho conosciuta anch’io e sono riuscita subito a visualizzarla poiché, quando sono stata loro ospite lo scorso anno, avevo preparato una filastrocca per ciascuna suora: vecchia, silenziosa, ma non spenta, colta senza alcuna ostentazione, per tenere la mente in esercizio ripassava poesie in latino e in greco che sapeva ancora gustare.
Nel pomeriggio adorazione e commento alle parole di Papa Francesco nel giorno a loro dedicato. Ho pregato per amici e amiche, anche per chi, ad un certo punto, ha rinunciato ad una vocazione e mi auguro che trovino pace e serenità. E non pensavo solo a preti e suore, ma anche a matrimoni spezzati o in crisi che possono essere più difficili della vita di comunità.
Intanto: sistemata la mia cella: tento di fare un programma compatibile con gli orari: ma con un grande senso di libertà!
Devo tornare a casa il giorno 12. Ho con me il computer ma ieri sembrava impossibile collegarmi ad internet: mi ero quasi rassegnata: poi ho trovato l’errore.
Fa abbastanza freddo: ma un’assistente mi ha già preannunciato che potrebbe farmi avere un suo scalda-piedi elettrico: la suora che mi fa da maestra per i miei lavori di cucito e di maglia mi aveva preparato un paio di babbucce di lana; ho avuto una tazza di camomilla non zuccherata, ma anche una scorta di marmellatine e di fette biscottate per eventuali cali di zucchero notturni.
Come fanno piacere le attenzioni!

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