Ho sempre potuto usufruire di un piccolo aiuto domestico, anche perchè ho sempre lavorato e il poter contare su di una persona che mi sollevasse da alcune fatiche, mentre io mi sottoponevo volentieri ad altre, mi pareva il miglior modo di mettere in pratica una specie di banca del tempo: io offro lavoro a te e tu ne restituisci a me; insieme realizziamo un bisogno
Il “monte-ore”, che mi concedevo, variava, negli anni, compatibilmente coi miei impegni, ma rimaneva sempre limitato, perchè la mia professione era per me soddisfacente, ma finanziariamente rendeva poco: sono stata un’insegnante!
Affiancavo al lavoro, oltre alla cura dei figli e della casa, la condivisione di servizi di volontariato giustamente non pagati!
Ad un certo punto, sono andata in pensione, la casa si svuotava di figli e fortunatamente si riempiva di nipoti: presumevo di avere forze sufficienti per non cambiare ritmo…
C’è voluto del tempo per rendermi conto che non reggevo più: ho iniziato a tagliare gli impegni extra, memore di un motto materno “prima i tuoi e poi quelli che puoi”
Sono così giunta alla mia veneranda (?) età, ho dovuto scartare l’idea della Casa di riposo per ragioni già narrate in altre pagine e di che cosa ora potevo avere bisogno, lo hanno deciso i figli, stabilendo per i due vecchietti un aiuto domestico di cinque ore giornaliere.
Da tredici anni, a giorni alterni, veniva a casa nostra Concetta: palermitana, con origini campane DOC (discendente di Carlo Pisacane), trasferitasi coraggiosamente al nord per dare un avvenire migliore ai figli, ora adulti .
È stata lei a offrirsi di trasformare il suo servizio saltuario, in una presenza quotidiana, licenziandosi da una cooperativa che la impegnava pesantemente presso una casa di riposo .
Da quando Concetta ha iniziato a venire ogni giorno da noi, si è trasformato anche il nostro rapporto: intanto ha subito detto: “Signora, mi dia finalmente del tu, adesso che invecchieremo insieme!”
E così ho fatto .
Io posso dedicarmi tranquillamente anche a qualche attività piacevole, senza affannarmi: i miei tempi sono dilatati; al mattino esco di casa e volentieri indugio se per la strada incontro amici o persone con le quali desidero parlare; però prima di uscire, Concetta ed io stabiliamo il menu adatto alle nostre esigenze, con uno scambio di proposte riguardanti ricette, sempre semplificate, ma “meticciate”: cucina lombarda – sicula che, a sua volta lei sperimenta poi a casa sua per i suoi familiari.
Per le pulizie Concetta non ha bisogno dei miei consigli: è organizzata e per ogni giorno della settimana stabilisce quale priorità deve dare ad un locale, piuttosto che ad un altro.
È molto gentile con mio marito che è più disponibile, (anche se limitatamente!?) a lasciarsi convincere da lei a privarsi di qualche scartoffia inutile giacente da mesi sul comodino o sulla scrivania, per permetterle di spolverare.
Le ore più belle che Concetta ed io trascorriamo insieme, sono quelle pomeridiane: arriva verso le quindici, rigoverna presto la cucina, talvolta stira, mentre mio marito dorme e, se non aspetto qualche visita, poi ci sediamo in tinello per dedicarci a lavori di cucito; anche in questo caso c’è uno scambio di competenze: Concetta è abilissima nel cucito a macchina, io me la cavo a “tricotare” utilizzando lana ricuperata o ricamando tovagliette da regalare, personalizzandole a secondo dei destinatari.
E intanto ci raccontiamo …abbiamo un passato così diverso da ricordare: usi e costumi del sud, “fuitina” compresa, riassumono bene ciò che la storia sui libri di testo non dice: tradizionali sudditanze di donne, la mafia accettata come male necessario, una religiosità fatta di magia più che di contenuti evangelici faide familiari non prive di violenti risoluzioni, il tutto condito di fatiche e di abitudini che cambiano per chi lascia la propria terra alla ricerca di un difficile benessere al nord .
Io ricordo anni di insegnamento, i sacrifici dei miei cari per farci studiare, la guerra, gli impegni nel sociale; spesso Concetta mi interrompe, ad esempio per chiedere: “Ma davvero, signora, i suoi figli non hanno avuto bisogno di raccomandazioni per i loro impieghii..?” e il tono di voce ancor più tradisce le origini e la ferma convinzione che, senza appoggi, non si arriva da nessuna parte!
Talvolta accendiamo la tele: Concetta conosce meglio di me il nome e le vicissitudini di personaggi famosi; io evito di sintonizzarmi su Sat 2000, perchè sentir parlare di Chiesa e di Santi non le piace molto: conosce la storia di Padre Pio e di S.Agata, rimpiangendo cerimonie e processioni folcloristiche mai ritrovate al nord, anche perchè, una volta giunta qui, ha smesso del tutto di frequentare la chiesa, a meno che si tratti di partecipare a rari matrimoni o a più frequenti funerali, disposta a viaggi dispendiosi se tali cerimonie si svolgono al sud .
Qualche volta accendo la radio, ma i programmi di Rai 3 usano linguaggi che richiedono troppe spiegazioni e, se invece su altri canali trasmettono canzoni non proprio recenti, canticchiamo insieme qualche motivetto.
Maggior successo ottiene Rai Storia, perchè Concetta desidera “essere imparata” su avvenimenti che non ha fatto in tempo ad apprendere sui banchi di scuola.
Quando alle 18, lei torna a casa sua, siamo entrambi più “imparate” e soprattutto quasi complici per reciproche confidenze tutte al femminile dalle quali il mio consorte si sente escluso ora che è sveglio e rimpiange di non poter condividere per una provvidenziale (dico io!) sordità per correggere la quale comunque non trova l’apparecchio acustico che gli permetterebbe di seguire meglio i campionati da calcio o le lunghe diatribe politiche.
Domani mattina Concetta, puntuale, tornerà e, nel frattempo avrà qualche domanda da pormi, perchè a casa rimugina su consigli dati o ricevuti ed è contenta, perchè ormai conosce bene il significato dei verbi imparare e insegnare e sa quando vanno usati!
Io:un po’ meno! Ma è una confusione che genera interscambi utili!

Articoli recenti

Inizia a digitare e premi Invio per ricercare