14 maggio 2016

Ai primi i febbraio, una nipote che dedica del tempo all’inserimento di ragazzini stranieri nella scuola, mi telefona e dice: ”Zia, uno dei miei allievi pakistani ha una sorella di circa 15 anni che è arrivata da poco in Italia; in patria ha frequentato qualche classe elementare, ma non in lingua inglese, solo in urdu!! Vorresti occupartene tu?”
Credo di avere la passione dell’insegnamento da quando ero bambina: allora consideravo scolare obbedientissimie e immobili non le bambole, perchè non ne avevo, ma le stanghette di ferro della ringhiera ; poi ebbi la fortuna di insegnare a scrivere il suo nome ad una mia nonna analfabeta, che però desiderava almeno firmare le letterine da inviare al fronte ai suoi figli .
La mia maestra consigliò i miei genitori di avviarmi all’insegnamento, dopo aver terminato le tre medie e così mi trovai a 18 anni in cattedra, assunta dalle stesse suore presso le quali e, a caro prezzo, i miei genitori avevano già iscritto alle commerciali, le mie sorelle maggiori…
Da allora non ho più smesso di trasmettere saperi modesti, ma tentando un continuo necessario aggiornamento per centinaia di bambini e, come volontariato pure ad adulti per i quali era necessario almeno l’attestato di quinta o un diploma di terza media onde accedere ad un lavoro dignitoso.
Mi mancava proprio una pakistana e non mi parve vero di accettare, con la presunzione di sapermi destreggiare benino, unendo “passione e mestiere “con consiglia Giovanotti in una bella canzone..
Ma non fu così: il mio compito si rivelò subito molto più arduo del previsto!
È proprio per questo motivo che, non volendo assolutamente arrendermi e per non deludere le attese di Saba ho tenuto nota di come mi sono inventata una modalità, di volta in volta per arrivare a lei, cercando di correggere il tiro, se mi rendevo conto di sbagliare.
Mi accorsi subito di conoscere ben poco del Pakistan e, prima ancora di incontrarla ,
stampai 45 pagine prese dal computer ed una cartina fisico politica di quel grande paese.
Saba arrivò un pomeriggio di febbraio ,accompagnata da un fratellino minore che è in Italia dalla nascita , parla un buon italiano e frequenta con profitto la 2° media; la accompagnò, per mia fortuna, due volte alla settimana fino ai primi di marzo..
Da Alì seppi che Saba conosceva l’alfabeto italiano, solo scrivendo in stampatello: mi parve un buon inizio !!

DESCRIVO SABA.
Non mi era mai capitato di ospitare una mussulmana, ma la curiosità di conoscerci fu senza dubbio reciproca!
Saba è una ragazza molto carina: il volto ovale ,illuminato da due begli occchi scuri, lascia appena intravvedere sotto il velo ,avvolto intorno al capo,i capelli neri e lucidi; è esile , un po’ più alta di me, ha mani bellissime …dei bracciali ai polsi e il corpo è tutto coperto da pantaloni larghi, colorati, stretti alle caviglie e indossa una lunga veste variopinta con una leggera scollatura.
Appare intimidita, ma sorride.
La faccio accomodare nella mia camera, attrezzata a studiolo: ha portato un quaderno, penna e matita.
Come sono grata al fratellino che fa e farà necessariamente da interprete ..

PARTENDO DALL’ALFABETO.
Non basta conoscere l’alfabeto e sapere unire le lettere per capire il significato delle parole! Infatti Saba, mentre io scandisco le lettere e le riunisco in modo da formare semplici vocaboli (Ad esempio indicando i nomi degli oggetti che ci circondano), lei non è in grado di collegare parole e immagini! Ho preparato una cartina del Pakistan e la invito a mostrarmi una località vicina al suo luogo di nascita, ma non mi segue; arrivo alla fine di questo primo incontro e forse la delusione è reciproca!
Da parte mia capisco che devo studiare un’altra metodologia che non trovo però sui testi che mi sono procurata

PREPARO ,RITAGLIANDO DA CATALOGHI, FIGURE DI CIBI .
Munita di colla ,appiccico sul quaderno 21 immagini colorate dei principali alimenti;
Saba osserva, ne riconosce alcuni che fanno parte dei suoi pasti, ne ignora altri e le metto tra le mani un vasetto di miele, la invito ad assaggiarlo; prendo una busta contenente prosciutto e subito col capo accenna ad un deciso NO: ero ciò che volevo sentirle dire! Nomino la parola Ramadan: si illumina, riprendo i miei appunti pakistani e lei trova il nome di un dolce che, a quanto capisco, lei mangia con i suoi cari per festeggiare, dopo i giorni di digiuno.
Comincio a dubitare che abbia solo 15 anni, perchè, se così fosse, non avrebbe già dovuto, lo scorso anno, rispettare le regole del digiuno, ma è troppo presto per parlarne.
Scelgo però parole facili da spiegare, che contengano gn di ragno, sc di pesce e altre che vogliono l’acca (Chi, chi Ghi Ghe) perchè lei usa facilmente la K ma non l’h!
La invito a lasciarmi il numero del cellulare e le lascio il mio .
Non si ferma più Alì con noi, anche perchè Saba ha imparato la strada e lui non può
perdere gli incontri in moschea, ogni giorno ,dalle 16.30 ,fino alle 19 circa
(E’ comunque la prima volta che Saba esce da sola!)

SCOPRO FINALMENTE LA SUA VERA ETA’
Un martedì di marzo, appena arriva, le dico di scrivere la data sul quaderno .
È anche l’occasione per ripetere, insieme i nomi dei giorni della settimana e quelli dei mesi dell’anno. Pian piano li detto in stampatello .
Le chiedo se ricorda in quale giorno festeggia il suo compleanno e scopro che è nata in dicembre del 1996: dunque ha 20 anni!!
Va trattata da adulta ? Ho delle cartoline da farle scegliere e mi informo se le è già capitato di ricevere posta, magari da qualche amica lasciata in Pakista, ma, mentre sa usare il telefono non sa comunicare né con una cartolina e tantomeno scrivere una lettera.
Poiché conosco il suo indirizzo oggi stesso le spedirò un biglietto .
Alla fine della lezione, toglie dalla borsa due pacchetti ,facendomi capire che me li manda la sua mamma: tre foccacce di pane tonde, piatte, umide ,saporite ,strane.
E un contenitore di plastica nel quale ci sta il dolce a base di carote del quale mi aveva detto il nome, parlando del Ramadan.
Sono commossa, ringrazio, ma mangerò solo un pane che imbottirò di formaggio, perchè la torta per me sarebbe una bomba, tanto è deliziosamente dolce!!

COMUNICAZIONE NON TANTO VERBALE , MA SEMPRE IL PIU’ POSSIBILE GESTUALE PER INDICARE COSE ;FIGURE E QUALCHE SENTIMENTO
Vorrei però essere molto più abile nel disegnare, perchè, talvolta, non ho sottomano immagini che mi aiuterebbero a vivacizzare una spiegazione e, avendo scelto testi adatti alle prime classi elementari, le figure schematizzate troppo spesso non rendono l’idea reale di un personaggio e soprattutto quelle degli animali di semplici favolette che utilizzo.
Esemplifico: racconto, aiutandomi molto, imitando la mimica dei due personaggi, la fiaba della rana e del bue; lo scopo vorrebbe anche essere farle scoprire il senso della storiella come fa Esopo da millenni…
Saba deve essere vissuta in un ambiente rurale e riconosce i due animali: sembra divertirsi e, dopo di me, legge pure lei, sillabando; le propongo allora di ascoltarmi, mentre riprendo il racconto e la invito ad indicarmi solo una parola nel corso del mio parlare: un vocabolo che, di proposito, io non pronuncio, indi le detto le 10 parole, come per un semplice schema che potrebbe essere la traccia per poterla lei stessa utilizzare per narrare la favoletta quando sarà più padrona del linguaggio.
Ripeterò con altri raccontini lo stesso sistema: pare divertirsi ,ma da un giorno all’altro dimentica e alla “morale della favola, proprio non ci arriviamo!!!?

UN AIUTO INSPERATO MI ARRIVA DA UN MIO FIGLIO.
Paolo, che abita in città, mi invia una storiella in urdu con relativa traduzione per me!
Aspetto con ansia Saba alla quale non par vero di leggere nella sua lingua, appare commossa e mai l’ho ascoltata parlare così a lungo: come mi sento ignorante !! quei suoni dolcemente gutturali che escono fluidi dalla sua bocca, per me sono proprio incomprensibili, pur avendo il testo tradotto davanti agli occhi …
Capisco la sua fatica e ciò mi sprona però nel tentativo di arrivare a lei!

Articoli recenti

Inizia a digitare e premi Invio per ricercare